Gentile Dottoressa,

ho 35 anni e dopo 2 anni di matrimonio ed una meravigliosa figlia con l’uomo che più ho amato nella mia vita (e che mi ha fatto gioire e soffrire in maniera estrema!), mi trovo a provare un dolce rimpianto per una persona conosciuta qualche anno fa, proprio mentre cominciava a prendere piede nella mia vita la presenza dell’uomo che sarebbe diventato mio marito (allora anche mio capo ufficio). Il rimpianto è iniziato come uno sporadico (specie in occasione di contrasti e difficoltà matrimoniali) riaffiorare dei ricordi di quei pochi mesi in cui frequentai quel giovane: sensibile, brillante, dolce, premuroso, pieno di iniziative e molto legato alla famiglia e che, con mio stupore, gradualmente mi affascinava ed emozionava sempre più ma dal quale decisi di allontanarmi per il doppio sentimento che provavo.

Oggi, complice la notizia di un gravissimo lutto familiare che lo ha colpito, il mio pensiero a lui ed ai tanti momenti vissuti insieme è costante e dilagante e mi induce a chiedermi come io abbia potuto allora non apprezzare in pieno quella persona, scegliendo piuttosto chi, pur coinvolgendomi in maniera sensibilmente più invasiva e passionale, si era già rivelata come persona “difficile da gestire”.
Sento di essere innamorata di mio marito e della mia famiglia ma mai avrei pensato di poter rimpiangere qualcuno che accantonai al primo segnale di malessere.

Più che una soluzione (so bene che continuerò a dedicarmi alla mia famiglia con la massima dedizione ed impegno), vorrei da lei una spiegazione.
La ringrazio, C.

Carissima C., la ringrazio per la sua lettera che ho trovato molto onesta e diretta. Vede quello che vive è la conseguenza di sentirsi sempre più investita in un legame forte ed irreversibile. Lei stessa dichiara di amare suo marito e di essere dedita al lui e a vostra figlia e sono sicura che è così. Credo che proprio questo la spaventi e quando ci sono tensioni e-o conflitti con suo marito, lei per timore di perdere l’uomo, cito: “che più ha amato nella sua vita” per difesa ,fugge con la fantasia ad un’altra storia possibile. Nello specifico una storia passata che era all’inizio, quindi nel massimo fulgore e con un potenziale che ancora doveva esprimersi del tutto. Quella con suo marito, invece, è una storia più definita, reale, quotidiana in cui lei ha investito al 100 % con il matrimonio e con una figlia. Tutto questo credo a volte le faccia paura ed allora il pensiero a qualcun altro nel segreto dei suoi più inconfessabili pensieri è come la zattera in caso di naufragio.

Se questo meccanismo le serve per godersi il suo grande amore se lo tenga pure. Io mi sento di rassicurarla che con suo marito esiste un legame molto forte, forse troppo più di quanto lei avesse previsto o di quanto lei pensasse di concedersi. Credo che lei abbia difficoltà con le scelte e le separazioni pertanto le suggerisco un esercizio che in tanti anni di professione ho sviluppato ad-hoc per questo tipo di problemi. Vorrei che lei scegliesse tra le cose che le appartengono, un indumento qualunque esso sia (può essere un pigiama, una coperta, uno slip, una maglietta) che usa spesso o per niente, vecchio o nuovo, qualunque indumento lei voglia. Scelga questo oggetto per distruggerlo. Dovrà distruggerlo con le sue mani. Voglio che registri tutto quello che sentirà durante questa operazione, tutto quello che sperimenta o non sperimenta. Nel senso che anche se non dovesse avere nessuna sensazione particolare a distruggere questo oggetto voglio che lei lo riconosca con se stessa in quanto anche questo le sarà utile per riflettere.

Dopo che ha fatto questo lascerà l’indumento divelto nel posto esatto in cui lo ha distrutto e lo lascerà giacere li per due giorni. Durante questo periodo faccia caso se le capita di guardarlo, di pensarci, oppure se lo dimentica o fa in modo da evitare di guardarlo ecc. osservi se ripensa a quell’indumento, come a qualcosa di prezioso ormai perduto o se conferma il suo gesto chiedendosi perché non se ne fosse disfatta prima. Anche qui registri quello che sentirà. Passati i due giorni lei recupererà i pezzi dell’indumento, prenderà ago e filo e lo ricucirà. Lei può ricucirlo come preferisce: con il filo dello stesso colore, con un filo diverso, dando una forma uguale o diversa rispetto all’originale. Voglio che anche qui registri cosa sperimenterà e non sperimenterà. Osservi alla fine dell’esercizio quale fase le è piaciuta di più se quando ha distrutto o quando ha ricostruito e perché. Lei crede di poter far questo? Sono sicura che le sarà molto utile.

Giovanna Celia
D la Repubblica Blog