Gentile Dottoressa,
ad inizio anno, sto facendo i bilanci del vecchio e propositi per il futuro. Pensando alla mia vita, al mio atteggiamento, mi sono resa conto che penso sempre di dovermi “impegnare” per ottenere anche gli affetti, pur sapendo coscientemente che proprio i sentimenti, le relazioni, sono le cose più libere e democratiche che esistono, nel senso che vanno dove vogliono, non si acquisiscono per meriti particolari, e dunque non bisogna fare poi chissà che cosa, si tratta solo di fare gli incontri giusti e fortunati. Se mi guardo attorno, vedo che le persone più felici con gli altri sono quelle che si buttano e basta, magari a volte anche a costo di ferire qualcuno per ottenere la propria felicità. Io, al contrario, sono stata spesso delusa dalle persone, sia in amicizia che in amore, pur avendoci creduto ed essendomi spesa molto per coltivare le relazioni a cui tenevo. Ne sono rimasta talmente scottata da essermi chiusa in me stessa, da arrivare a pensare, appunto, che per sentirmi ancora in grado di riallacciare nuove situazioni, dando la mia fiducia, dovrei prima di tutto rafforzarmi di più, sentirmi più sicura di me stessa in tutto, come al momento non mi sento. Però c’è una parte di me che mi dice che è tutto il contrario, e cioè che non devo prima diventare chissà come per trovare le persone giuste ma semmai potrebbero essere nuove persone, nuove amicizie vissute in spontaneità ad aprirmi la porta verso una maggiore fiducia in me stessa e autostima. Mi è capitato di vedere tante volte persone rinate letteralmente innamorandosi, ad esempio. Ma perché mi sento tagliata da tutto questo? Perché non riesco a pensare, a credere, che anche a me potrebbe succedere ciò che agli altri accade ogni giorno, normalmente?

Grazie. L.

 

Cara L è molto bella la sua lettera, mi è parsa, e lo dico con affetto, a tratti la lettera di una bambina dolce e buona che chiede, come dono, a babbo natale (anche se oggi dovrei dire alla befana) un amore e per altri versi i propositi, in genere repressivi che si fanno a inizio anno tipo la dieta per ottenere la tanto agognata taglia di qualche anno fa. E’ una lettera riflessiva e disciplinata in cui fa autocritica da un lato e si da speranza dall’altro. Quando leggo che lei sente di doversi impegnare per ottenere affetto e attenzione penso proprio a una persona, educata severamente che ha presto abbondonato il principio del piacere per quello di realtà. E’ chiara la supremazia, nella sua vita, del motto “ il dovere prima del piacere”. Io non credo che debba meritarsi di essere amata né che lei debba impegnarsi o sudare per avere attenzioni o amici. Credo che debba essere se stessa fino in fondo e ogni giorno essere spontanea e tranquilla. Se qualcuno vorrà e saprà volerle bene questo deve avvenire in piena autenticità e libertà. Se lei brigasse per ottenere il favore degli altri questo apparirebbe posticcio e artefatto e quindi non sarebbe godibile né soddisfacente. Tutti abbiamo bisogno di ricevere amore, quindi ricordi che conta per lei come per gli altri, non s’inganni pensando che per lei conta di più, altrimenti tutto si sbilancia. A tutti capita di essere delusi da qualcuno ed è naturale anche chiudersi per po’, ma poi non bisogna drammatizzare e rimettersi in gioco. Le suggerisco un esercizio per mettersi in contatto e stabilire un rapporto profondo con se stessa, ogni giorno si metta davanti allo specchio per cinque minuti e fissi il suo sguardo, in silenzio e senza distrazioni. Alla fine dei cinque minuti scriva su un taccuino le sue sensazioni su quello che ha visto nel profondo di sé. Amarsi è il primo passo per essere amate. Spero di esserle stata utile e ricordi “Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dr. Giovanna Celia
D la Repubblica Blog