Gentile Dottoressa,
mi chiamo Stefania e ho 42 anni. Sto vivendo un anno terribile, sia dal punto di vista professionale che affettivo e personale. Lo scorso gennaio l’azienda per cui ho lavorato molti anni ha chiuso i battenti ed io mi sono ritrovata a fare la fila all’ufficio per l’impiego, nelle varie agenzie di lavoro interinale, in cerca di qualcosa che effettivamente non c’è: il lavoro. In 25 anni di vita lavorativa ho cambiato spesso azienda, sempre per mia scelta, per migliorare ed imparare nuovi mestieri. Appartengo orgogliosamente alla classe operaia, se ancora esiste, sono fiera del mio percorso professionale anche se il più delle volte mi sono adattata a svolgere mansioni assolutamente nuove e sconosciute. Ma ci sono sempre riuscita.
Questa nuova situazione mi ha reso molto insicura e ansiosa, ho perso il controllo della mia vita, nel senso che la fonte di sostentamento della mia vita non c’è più. Se questo già non bastasse, in questi mesi la persona che per ho frequentato e amato per quattro anni mi ha confessato di aver “fatto sesso” con un’altra. Espressione squallida ma efficace. Pur sapendo che i miei sentimenti non erano completamente ricambiati, ho sempre sperato che lui vincesse il suo orsismo e mi facesse entrare nel suo cuore/caverna. L’ho lasciato troppe volte e lui ogni volta tornava da me ed io ricominciavo a sperare. Ora è finita per sempre, nonostante si sia scusato per essere stato un debole. Troppo dolore, troppa umiliazione. Troppo senso di vergogna da parte sua. Così mi ritrovo in cerca di un’occupazione, col cuore continuamente in ammollo nelle lacrime. Per anni sono stata il punto fermo della famiglia, pronta ad aiutare e sostenere mamma, sorella, cognato, nipoti e anche l’orso in questione. Ora, senza terra sotto i piedi, mi sento disarmata, brutta, rifiutata dal mondo del lavoro e dall’uomo che amo. Da dove devo ricominciare? Come affrontare la perdita di ciò che ti definisce? Grazie per l’attenzione.

Cara Stefania mi dispiace molto che stia vivendo un anno terribile, così come lo ha definito lei. Certo ha tante ragioni per essere smarrita, la perdita del lavoro, il tradimento del suo compagno/orso, la difficoltà a ricollocarsi lavorativamente ecc. Ma devo dirle anche che mi auguro che questo possa diventare dall’anno peggiore della sua vita quello migliore. Immagino che sgrani gli occhi leggendo queste parole, si chiederà come possa mai succedere, le rispondo che dipende da lei. Sì, infatti, a parte il lavoro, che ho inteso la gratificasse il resto, si trascinava e lo subiva in attesa che qualcosa accadesse, beh è accaduto. Non si può frequentare un uomo per quattro anni sperando che lui finalmente la premi facendola accedere in una caverna/cuore. Temo che lei si sia accontentata molto, troppo forse. Al punto tra l’altro che non solo il suo compagno non le ha corrisposto l’amore che sperava, ma l’ha anche ripagata “facendo sesso” con un’altra. Inoltre mi ha colpito tantissimo che lei si sente inutile perché non è più il punto di riferimento per tutti, mamma, sorella, cognato, nipoti e anche l’orso. E’ come se nel momento in cui lei non è disponibile, presente, paziente, economicamente rassicurante e magari tappetino per il richiedente di turno non solo non fosse amabile ma addirittura inutile. Non sono gli altri che la definiscono, è lei che definisce se stessa, e il mondo circostante. Non cerchi di guadagnare valore assumendolo dall’esterno impari a darsi valore dal profondo di sé, impari ad amarsi ed apprezzarsi in modo da poter essere ricevuta in una bella dimora soleggiata ed accogliente non in una caverna. Impari anche “prendere” oltre che a “dare” agli altri. Questo è il momento di riscuotere, questo è il momento di recuperare il credito accumulato giacché da sempre è stata lei ad esserci per la sua famiglia ora è l’occasione della sua famiglia, dei suoi amici di dimostrarle che ci sono per lei. Faccia una bella ricognizione, veda per chi è valsa la pena sacrificarsi e per chi no, è il momento di una spending review affettiva e relazionale. Spero che un giorno le verrà più naturale non amare chi la non la ama, non essere presente per chi è assente per lei, non gratificare chi la frustra, non aspettare chi non c’è. Spero che un giorno lei impari a pretendere rispetto ed attenzione invece di adattarsi sempre. Sono sicura che, se lei si concederà tutto questo, un giorno lei ricorderà quest’anno non come il peggiore ma il migliore della sua vita. L’anno della rinascita. Io ci credo e lei? Spero di esserle stata utile.

Giovanna Celia
D la Repubblica Blog