Arrivata a trentacinque anni, dopo aver faticato non poco per ottenere un lavoro, mettere su una casa, sposarmi, decido di fare un figlio, e non arriva. Dunque vado dal ginecologo che mi dice: signora è in menopausa precoce. Mi cade il mondo addosso. Come? Non è possibile? Mi dice se ne faccia una ragione. O prova con cure alternative o si rassegni. Ed io torno amareggiata a casa: morta dentro. Perché il mondo è così ingiusto da non premiare una persona che con grandi sacrifici e senza aiuti si è cercata di costruire una vita?
S.

Cara S mi dispiace molto che abbia ricevuto una brutta notizia, le sono vicina e l’abbraccio teneramente.  Adesso, immaginandoci insieme in questo caldo abbraccio, magari sedute su di un divanetto davanti ad un bel paesaggio (marino o montano come vuole) riflettiamo insieme con calma. Immagino che abbia faticato molto per costruire la sua vita fino ad oggi, ma, non si compatisca per questo è così che funziona la vita, è impegnativa e faticosa, per tutti. Ognuno deve affrontare sfide, prove più o meno ardue per essere ciò che è per avere ciò che ha, la vita non è un gioco da ragazzi per nessuno.  Detto questo e senza voler in nessun modo nutrire facili illusioni io credo che farebbe bene a cercare un secondo parere sulla questione menopausa precoce, sicuramente il suo è un ottimo medico ma l’errore umano va messo sempre in conto. Inoltre è stato un po’ categorico non crede? Ci sono moltissime possibilità scientifiche oggi cui, anche se questa fosse implacabilmente la diagnosi, lei oggi potrebbe ricorrere per coronare il sogno della maternità. Immaginiamo al peggio ogni cosa e quindi che abbia fatto altri consulti e questa sia la realtà, una precoce, ingiusta, inspiegabile, menopausa… che facciamo con questa brutta notizia? La questione è un po’ questa, prima o poi nelle nostre vita una brutta notizia arriva, e con questo intendo qualcosa che non ci aspettiamo o che non desideriamo o che non possiamo cambiare o che ci fa molto soffrire, che definiamo decisamente BRUTTO. Quello che fa la differenza tra le persone non è se hanno o no brutte notizie nel corso della loro vita, ma, come e se le affrontano. Vale a dire come reagiscono dentro e fuori se stesse, se riescono ad adattare la loro vita, in funzione della nuova esperienza che hanno appena fatto o se pretendono di lasciarla esattamente com’era rifiutando la realtà. Rifiutare la realtà non serve, è comprensibile su un piano umano, ma non è utile. Rifiutare le cose non cambia le cose, rende solo tutto più complicato. Pensare che la vita sia stata ingiusta con lei, immeritatamente e con tutte le difficoltà che ha superato, non le è di nessun aiuto se non a farla sentire ancora peggio. Un figlio non è un premio così come non poterlo avere, non è una punizione, cerchi di uscire da questa trappola cognitivo-affettiva. Lei è sicuramente una brava persona ma questo non la esime dall’avere notizie buone e notizie cattive, qui si misura la sua forza e la sua capacità adattiva di rendere felice e positiva la sua esistenza, nonostante tutto . Verifichi bene e fino in fondo la veridicità di questa diagnosi e se così fosse, si prenda il suo sano e giusto momento di sofferenza, non si chiuda e cerchi di adattare la sua vita e i suoi sogni in modo da non risentirne per sempre, ma solo per ora. Lo faccia con calma, con pazienza, con costanza e con l’amore di chi la circonda e poi vada avanti e non lasci che la sua vita sia distrutta da questa BRUTTA NOTIZIA.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica