Cara dottoressa, sono sempre stata una giovane donna decisa, con sogni ed ambizioni, capace di esprimersi al meglio e di portare a termine con successo ed entusiasmo ogni progetto, ma improvvisamente sono caduta in una botola di confusione e di inazione spaventose, non mi riconosco più. Ho 29 anni, una recente e tormentata separazione tra i miei genitori ha come spezzato qualcosa in me: due anni fa ho dovuto lasciare in fretta (ed a malincuore) la mia casa familiare e trasferirmi dal mio ragazzo nella sua casa dove, suo malgrado, non mi sono mai veramente sentita “a casa”. Questa impotente sensazione di triste e perenne precarietà deve avermi logorata nel tempo. A causa dell’inasprirsi del difficile rapporto con mio padre per via di quella casa familiare che sempre mi manca e che sarà tristemente “donata” alla sua nuova compagna, ed anche per lo stress ed il turbamento causato da un pretendente molto insistente e molto scorretto (il migliore amico del mio ragazzo), ho avuto una so
rta di “crollo nervoso” e sono scappata, interrompendo bruscamente la convivenza ed il mio lavoro (collaboravo con il mio fidanzato ad una attività in proprio che però non mi ha mai fatta sentire professionalmente realizzata, ma solo un’aiutante inesperta). Lui, preoccupato, vuole starmi accanto, ascoltare ed aiutare, ma ad oggi mi ritrovo, temporaneamente, senza una casa mia, senza lavoro (un lavoro che mi faccia sentire davvero realizzata e soddisfatta), senza amici e con il cuore confuso e ferito. Mi sento come se fossi danneggiata, sfiduciata, non so più come trovare la mia strada, non riesco a muovere un solo passo! Come posso indirizzare i miei pensieri in questo momento di forte ansia, confusione e disperato smarrimento?

M.

Cara M. capisco il suo smarrimento e la sua confusione. Senza dubbio negli ultimi anni la sua vita ha subito molti importanti cambiamenti che hanno minato la sua stabilità emotiva e la sua base sicura. La sua famiglia si è “rotta”, la sua casa “perduta”, i suoi ricordi e le sue abitudini “smantellati”. Ha cercato di assumere l’identità e la vita del suo fidanzato, trovando rifugio nella sua casa e nel suo lavoro ma non ha funzionato. In fondo è molto più sano che sia crollata e, che non si sia riconosciuta nella vita del suo fidanzato, prendendo distanza da tutti e da tutto.  Effettivamente il suo cuore è confuso e ferito da tutte queste fratture, non potrebbe non esserlo. Questo non è il momento di agire è il momento di fermarsi, ascoltarsi profondamente, trascorrere tempo con se stessa, per riuscire a sintonizzarsi con il suo respiro, con il battito del suo cuore, al fine di comprendere chi è oggi, sulla base di chi è stata e di chi si prepara ad essere. Solo dopo un contatto lento e profondo con se stessa potrà sapere di cosa ha bisogno adesso, quali sono le sue necessità, cosa la definisce. Questo è il momento di costruirsi nuove radici solo sue, in modo che nessuno potrà spezzarle. Quello cui si appresta, si chiama tecnicamente processo d’individuazione e riguarda tutti gli esseri umani. E’ il momento in cui, a prescindere da chi ci ha messo al mondo, decidiamo chi siamo e cosa vogliamo fare nella nostra vita. Nel suo caso, la spinta all’individuazione è avvenuta in modo traumatico, perché, oltre a separarsi lei dai suoi, anche i suoi si sono separati tra loro, e questo, le ha reso più urgente e più caotico il compito. Succede anche quando dobbiamo emanciparci, ma uno de nostri genitori muore, complicando, con estrema sofferenza, un processo già doloroso e complesso. Lei ha tante risorse confidi nella sua saggezza, nella sua forza, nel suo equilibrio e andrà tutto bene. Non pretenda di farlo in fretta e bene lo faccia con calma seguendo il ritmo del suo cuore e del suo respiro, le stagioni si alternano nel corso di dodici mesi non in un mese solo. La natura ha i suoi tempi e anche noi.

Un caro abbraccio

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica

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