Buongiorno,
ho letto il suo articolo con piacere, da diverso tempo sento l’esigenza di elaborare dei blocchi che mi creano conflitti nella mia vita, uno di questi è il rapporto con mio padre,persona tenera e chiusa e purtroppo depressa. Dopo la perdita di mia  mamma sono terrorizzata dal fatto che si aggrappi a me cercando la figura femminile in sua sostituzione. I miei atteggiamenti purtroppo variano dall’assecondare e al contempo respingere la sua persona. Devo specificare che per diversi anni, con la collaborazione di mio fratello, abbiamo assistito fino alla fine di una lenta malattia nostra madre, e in quest’anno di elaborazine del lutto è scattato il rifiuto totale di un altro malato. La ringrazio per l’attenzione.
Sono della provincia di Bergamo. Grazie

Cara G., il suo dolore e la sua difficoltà a gestire questa situazione mi arrivano profondamente. Non ha scritto quanti anni ha, ma sembra giovane e quindi precocemente messa di fronte al dolore, alla malattia, alla morte e alle responsabilità. L’equilibrio di una famiglia si regge sulla partecipazione e sul ruolo di tutti i suoi membri e quando qualcuno ha bisogno, tutti gli altri si attivano ad aiutarlo con la speranza che poi, passata la tempesta, riprenda la normalità. Ma spesso non è quello che succede dopo un lutto.  Ci si aiuta, si fanno anche tantissimi sforzi ma poi non si è premiati, piuttosto si vedono  sottratte le persone a noi care e per di più ci si sente stremati. Tutta la sua famiglia è stata colpita da questa perdita e tutti voi avete bisogno di elaborare il lutto, ognuno per il proprio ruolo. L’elaborazione del lutto prevede tre fasi : 1) l’accettazione delle emozioni dolorose provocate dalla perdita, il terapeuta propone di rievocare i ricordi associati con l’evento traumatico per faclitare l’espressione delle emozioni; 2) il riesame attivo delle esperienze e degli eventi, positivi e negativi vissuti con la persona venuta a mancare, in modo da evitarne l’idealizzazione; 3) una graduale sperimentazione di nuovi modelli di relazione e di ruoli in grado di sostituire alcune funzioni che la persona cara adempiva nella vita di chi è sopravvissuto. In sintesi gli elementi fondamentali sono la catarsi emozionale, la valutazione cognitiva, lo sviluppo di nuove forme di comportamento. Tutti voi state facendo questo lavoro ed avete tutti difficoltà a farlo, in quanto emotivamente colpiti in modo diverso, ma profondo. Ciò significa che lei può stare accanto a suo padre o a suo fratello ma  è necessario che anche loro stiano vicino a lei. Inoltre, le conoscenze scientifiche sul caregiver (chi presta aiuto) e sui neuroni specchio, ci hanno fornito un’idea concreta  degli effetti collaterali che, il vivere accanto ad un malato che soffre, possono produrre quando questa sofferenza è lunga e di difficile soluzione. Concedetevi tutti tempo ed amore ma se non riusciste a riorganizzarvi da soli in modo funzionale, prendete in considerazione la possibilità di un supporto terapeutico alla famiglia. Le sono vicina e la saluto.

D la Repubblica Blog – Giovanna Celia