Buongiorno dottoressa,

Sono sposata da cinque anni e ho due bambini di quattro e di due anni, di cui il primo purtroppo con disturbo dello spettro autistico. Non amo più mio marito e ne ho parlato cercando con lui un dialogo per affrontare il problema e ipotizzando la separazione. Lui non vuole la separazione e non vuole rinunciare ai bambini che, a suo parere, devono vivere con i genitori sotto lo stesso tetto anche se io ho più volte ammesso che non lo amo più e che continuerò ad amare un altro. Gli ho anche spiegato che non voglio assolutamente farli crescere nella finzione e nell’ipocrisia, in una casa priva di amore e serenità, ma mi trovo sola a lottare contro una persona piena di pregiudizi e idee insane. Potrebbe darmi qualche consiglio su come affrontare la situazione? avevo pensato di rivolgermi anche ad un mediatore famigliare ma anche su quello lui non è d’accordo. La ringrazio molto.

Cara C. devo ammettere che quello che mi ha colpito della sua richiesta è il tono. Se mi consente, il suo breve racconto mi sembra sbrigativo, semplicistico, freddo. Capisco che è difficile raccontare la propria vita. Sia chiaro, non trovo distaccato e freddo solo il discorso sull’amore finito con suo marito, che sarebbe anche coerente ma, anche, la decisione di separarsi, l’autismo di suo figlio, il nuovo amore che sta vivendo, la proposta di fare mediazione è tutto descritto in modo “vuoto” “assente” come se lei non ci fosse. Sono parole, immagini, problemi che arrivano a chi legge senz’emozione. Ora naturalmente non la conosco e non so se è un problema di educazione o è legato al periodo, uno stato depressivo, ad esempio, può comportare una certa anestesia emotiva. Però la invito a riflettere e a sintonizzarsi di più sulla fine dell’amore con suo marito, sulle importanti difficoltà di suo figlio che, richiederanno la presenza dei genitori, seppure separati, per molto tempo e con estrema delicatezza e sensibilità. La invito a confrontarsi con l’ostinazione di suo marito a non liquidare ogni cosa con troppa facilità. Le sembrerà paradossale, cara C. ma la sto invitando a sentire la sofferenza piuttosto che fuggirla o rottamarla.

Quando si vive il proprio dolore, questo è più faticoso ma ci aiuta a considerare attentamente le cose e a prendere decisioni non solo con la testa ma anche con il cuore e con le viscere. Quest’ atteggiamento più coraggioso e doloroso ci rende più saggi e maturi anche quando la nostra vita non va e i progetti che avevamo intrapreso con entusiasmo si rivelano dei fallimenti. Quelle che lei sta valutando sono scelte importanti che riguardano non solo lei e suo marito ma anche i vostri figli. Fa bene a non volere dare ai suoi figli l’immagine d’ipocrisia e falsità ma rischia di dargliene una di superficialità. Rischia di passargli l’idea che l’amore è come una bella macchina che quando però si ammacca non si aggiusta si cambia e basta. Non è proprio così il matrimonio, la famiglia, i figli sono scelte che presuppongono maturità e responsabilità sempre quando vanno bene e quando vanno male. Non le sto dicendo che deve a tutti i costi restare nel suo matrimonio ma almeno guardarlo a fondo prima di voltare pagina, per se stessa e anche per i suoi figli. Spero di esserle stata utile.

Giovanna Celia
D la Repubblica Blog