Dottoressa sono una donna di quasi 40 anni e mi sembra che sia arrivato il momento per me di capire come bisogna trattare gli altri, per non rimanere esclusi o emarginati. Isolati insomma. Sono stata sempre tendenzialmente timida, ma questo non mi sembra un sufficiente per giustificare la fatica che mi tocca fare per procurarmi un po´di compagnia.
Perché Dottoressa risulto così trasparente e non interessante alla gente? Perché tocca sempre a me chiamare gli altri, invitare, proporre? Se non lo faccio, rimango a casa, il cellulare non squilla, il citofono neanche. Cosa posso fare? Ho paura di rimanere isolata Dottoressa, ed io ho voglia di stare in compagnia, di confrontarmi con la gente. Ma non riesco a capire come posso avvicinarmi agli altri, farmi accettare e farmi voler bene.
La ringrazio se vorrá darmi il suo parere.

S.

Cara S. la ringrazio per la sua lettera che pone l’accento su un fenomeno sempre più in crescita e quindi condiviso e patito da moltissime persone. Da un po’ di anni le relazioni e i rapporti sociali sono diventati sempre più difficili e rari anche in Italia, dove abbiamo sempre avuto per cultura una grande attenzione alle relazioni. Il senso di solitudine e di esclusione è sempre più diffuso tra adulti uomini e donne ma anche tra i bambini e gli adolescenti. Tutti temono di non essere parte di un gruppo e di rimanere soli. Anche le famiglie sono sempre meno numerose e solide, è frequente che siano disgregate, separate, isolate ciò contribuisce a dare un senso di vulnerabilità sociale e di ansia. Senza trascurare il fatto, che il tempo per la socialità è sempre più ridotto, oggigiorno anche per decidere se due compagni di classe delle elementari possono passare un pomeriggio di gioco, insieme è necessario confrontare le agende dei genitori e quelle dei figli. Nessuno ha più tanto tempo libero e spazio mentale per pensare di telefonare a qualcuno o passare a trovarlo per una sorpresa, tutto è incastrato, organizzato, ricavato. La solitudine può avere diverse forme c’è una solitudine come valore, come spazio d’individuazione e d’introspezione, necessaria nel sottolineare i momenti di separazione che segnano le tappe evolutive dei processi di crescita; e una solitudine sentita come condanna, come impossibilità o incapacità di “stare con”. Quest’ultima è un sentimento spesso molto doloroso, in cui la percezione della solitudine si associa a stati interni d’insoddisfazione, di tristezza, di ansia, di timore, o addirittura di disperazione e/o di panico. Tale percezione dolorosa non ha necessariamente una relazione con una solitudine reale (il vivere da soli, non avere amici, non avere un /una partner ecc.); si tratta di un sentimento interiore, profondo, un disagio che si può sperimentare anche quando si sta in compagnia, in famiglia, nella vita di coppia o in mezzo ad una festa. Il senso di solitudine come mancanza si accompagna spesso all’idea di vuoto. La mancanza che, a livello di coscienza, avvertiamo come esterna, come mancanza di amici, di genitori, di un partner, insomma di qualcuno che ci voglia bene e si curi di noi, è in realtà la proiezione al di fuori di noi di una mancanza interna, di un vuoto, cioè dell’assenza di quelle risorse interne che ogni essere umano dovrebbe possedere, come risultato delle proprie potenzialità energetiche e della tesaurizzazione delle esperienze positive della propria esistenza. Alla luce di quanto detto le consiglio cara S. di soffermarsi di più su se stessa e sul senso del valore, capitalizzi in cuor suo al massimo le esperienze positive e soddisfacenti che ha avuto nella sua vita insomma colmi prima di tutto questo vuoto interiore. Inoltre tenga conto che anche la vita degli altri è complicata e ognuno combatte con il senso del vuoto del rifiuto e della solitudine. A tutti interessa il consenso e l’approvazione degli altri quindi non pensi a se stessa come una piccola fiammiferaia circondata da ricchi e felici essere umani. Spero rifletta su queste parole e possa colmando il suo vuoto interiore godere di chi incontrerà e ricordi “Chi vuol esser lieto sia de doman non v’è certezza”.

P.S. Carissimi da qualche giorno è uscito in tutte le librerie il mio ultimo libro “La psicoterapia strategico-integrata: l’evoluzione dell’intervento clinico breve” con molti importanti esercizi da poter utilizzare per superare i propri problemi psicologici e blocchi esistenziali. Buona lettura a tutti.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica