Buonasera Dottoressa, ho cinquanta anni di cui trenta di matrimonio “felice”. Una vita passata insieme con un marito “modello” condividendo gioie e dolori, sempre fianco a fianco, vacanze, week-end, sessualmente “felici” con tre bei figli e…tac! Un giorno di quattro mesi fa scopro di avere accanto tutt’altro che il mio amore, marito, fidanzato, compagno “modello”. Mi imbatto in una serie di messaggi, recenti e non (anche di otto anni fa), scambiati con donne di qualunque genere, da me conosciute e non, avances fatte a tutte, appuntamenti e incontri in orari lavorativi e poi… una bella lettera di ringraziamento per la passionevole serata passata con una mia collega. Sono rimasta stravolta, il cuore mi scoppiava… se non sono morta d’infarto poco, ci è mancato. L’indomani ho chiesto spiegazioni e di tutta risposta ho ricevuto solo negazioni. Lui non aveva mai fatto niente, solo qualche scambio di messaggi… Negato tutto fino a che gli ho messo sotto il naso le prove e… no, ma non significano niente, io amo te, solo te, loro non sono niente, servivano solo come uno svago, è stato divertente, non contano niente… io non ti lascio, non mi lasciare, avevo già deciso di smettere, cambiare… non è colpa tua, non c’è niente che non va, non mi interessa niente di loro, sono solo un passatempo, un diversivo. Non è finita qui. Con altrettanto scioccante stupore, ho scoperto che è iscritto a siti di incontri extraconiugali. Non ho avuto la forza di troncare tutta la storia per diverse ragioni, primo fra tutti perché sono sempre stata perdutamente innamorata di lui, mi sento sempre “sciogliere” come una ragazzina. Secondariamente perché sono anche molto confusa, ed ho pensato che far passare un po’ di tempo mi avrebbe aiutato a riflettere. Il cuore va in un senso, la ragione nel senso opposto. Mi sembra impossibile non essermi MAI accorta di niente, di essere stata presa in giro e offesa così pesantemente. Mi chiedo… come è possibile che non riesca a troncare il tutto? Che cerchi di trovare giustificazioni per perdonarlo e continuare a vivere con lui? Ritengo impossibile che un soggetto del genere possa smettere di essere infedele, anzi, forse non so se si possa classificare malato. Come si può arrivare a tradire così? Non so se esisterà una risposta a tutto ciò. Spero, comunque, che, con la sua professionalità, possa darmi un consiglio e un po’ di sollievo. Sono veramente triste e delusa. Ho buttato via trenta anni della mia vita. Potessi tornare indietro, non ne farei di niente. Grazie

 

Cara R. mi dispiace molto, la sua lettera trasuda incredulità e delusione e ha tutti i motivi per sentire ciò che sente. Elaborare un tradimento è faticoso e difficile. Scoprire di essere traditi è un vero e proprio trauma e produce una serie importante di conseguenze sul piano psico-fisico tra cui inappetenza, incredulità, ossessività del pensiero, insonnia, difficoltà digestive, tristezza e pianto incontrollabili, disistima verso se stessi, rabbia vergogna ecc. Nel suo caso è qualcosa di più e di diverso perché lei non ha solo scoperto un tradimento, ma che a fianco ha uno sconosciuto. Che lei sia innamoratissima di lui tanto da “sciogliersi”come una ragazzina si evince chiaramente dalle sue parole e dalle sue reazioni e credo che sia una delle cose di cui suo marito si è approfittato. Lui si è approfittato della sua buona fede del fatto che sentiva di averla completamente e tutta per se, ha ecceduto in sicurezza tanto da non avere neanche l’accortezza di cancellare messaggi di otto anni fa. Lei era diventata e forse lo è ancora completamente scontata per lui. Suo marito è perfettamente cosciente di quanto lei lo ami e si fidasse di lui e lucidamente ha fatto quello che ha fatto. Quelli di suo marito erano “delitti perfetti” cioè senza movente, impossibili da scoprire, erano freddi, premeditati senza emozione, senza effetti collaterali per cui non si crucci di non essersene accorta. Non aggiunga al senso di tradimento e di confusione la colpa perché non è giusto. Io le suggerisco innanzitutto di parlarne tanto magari con qualcuno di vicino a lei e di cui si fida, che la ascolti senza giudizio e le consenta di sfogarsi e di tradurre in suoni, lacrime e parole tutti i suoi sentimenti. Tenersi tutto dentro aumenta la confusione e non la aiuta ad agire diversamente. Poi le suggerisco di consultare un terapeuta che la aiuti ad elaborare quanto accaduto e la aiuti ad ascoltarsi profondamente per farle cambiare questa realtà di castelli di carta che suo marito ha incendiato lanciando distrattamente un mozzicone di sigaretta ancora acceso. Io credo che suo marito abbia significativi problemi con il Sé, vale a dire l’esperienza del soggetto in rapporto alla propria vita vissuta e alla propria interiorità. Tale aspetto coinvolge le funzioni autoriflessive, l’immagine di sé, la registrazione dei propri cambiamenti nel corso del tempo. Il Sé si riferisce inoltre alla totalità psicofisica della persona, a differenza dell’Io che nella metapsicologia freudiana è una delle agenzie psichiche insieme all’Es e al Super-Io. Nel caso specifico egli ha un falso Sé vale a dire quella parte del Sé che riflette l’adattamento compiacente alle richieste dell’ambiente, in contrapposizione al vero Sé, la sede più intima e autentica degli affetti e dei bisogni. Mentre al falso Sé si attribuisce una collocazione di superficie nella struttura della personalità, in relazione agli aspetti per così dire ‘visibili’ di questa nel contesto interpersonale, il vero Sé ha una collocazione più profonda e non si rivela con facilità, rappresentando gli aspetti più fragili e meno difesi dell’individuo. La locuzione falso Sé è stata introdotta dallo psicoanalista Donald Winnicott, che ha contribuito in modo rilevante all’ampliamento delle teorie psicoanalitiche sulle prime fasi dello sviluppo della personalità e della sua struttura. Ciò comporta che suo marito nasconde, forse anche a se stesso chi è veramente riesce a conquistare quelli intorno a lui perché gli da quello di cui hanno bisogno, li compiace ottenendo la loro fiducia e la loro approvazione. Gli altri finiscono con il legarsi a lui e quasi ad appartenergli mentre lui non appartiene a nessuno forse neanche a se stesso. Spero di averle dato qualche spunto e soprattutto le sia arrivato il mio abbraccio ricordi : “Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica


P.S. Venerdi 27 maggio alle 18,30 ci sarà la presentazione del mio libro “La psicoterapia strategico-integrata, l’evoluzione dell’intervento clinico breve” presso UTOPIA in via di Santa Maria in via 12.

P.S.2 Per chi mi scrive lettere con domande molto private vi prego di inserire la vostra mail personale.