ANNO 2 – N° 1– gennaio/febbraio/marzo 2010
Psicologia Clinica Psicoterapia oggi ANNO 2 – N° 1 – gennaio/febbraio/marzo 2010

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Psicologia Clinica & Psicoterapia Oggi

Periodico trimestrale tecnico scientifico.

Influenza H1N1: la conta dei superstiti

 

Editoriale di Giovanna Celia

Gentili colleghi, ma non dovevamo morire tutti?

L’estate scorsa ci era stata annunciata una terribile influenza, l’H1N1 appunto, che avrebbe colpito il nostro paese violentemente mietendo molte vittime. Si trattava, infatti, di un’influenza che, sempre secondo i media, aveva già “decimato” interi paesi come il Messico, e che oramai stava dirigendosi inesorabilmente verso l’Europa. Quotidianamente, per dare credito alla tragedia imminente che veniva preannunciata, a tutte le ore del giorno e della notte, trasmissioni ad hoc, riportavano la conta dei morti, facendo particolare attenzione a segnalare quelle più toccanti come il tal bambino di 10 anni, la tal bambina di 5 dei quali, a margine di tutti i dettagli medici, ci veniva comunicato che prima della famosa influenza erano sanissimi. Chi, da madre, padre, zio/a, non si è identificato almeno per un attimo con quei parenti che si erano visti sottrarre, per mano di una semplice influenza, il proprio piccolo caro? E allora l’apoteosi, un dilagare d’informazioni sempre più convulse, “è pandemia” ci comunica il Ministero della Salute. Nelle scuole, nei servizi pubblici, ovunque sono stati affissi manifesti e distribuiti opuscoli che spiegavano in modo autorevole banalità di senso comune per evitare di contrar re l’influenza, cose tipo “lavate le mani” “mettete la mano davanti alla bocca quando tossite” “areate i locali in cui soggiornate” . Le insegnanti a scuola hanno preteso, in alcuni casi, che ogni bambino fosse dotato di un gel disinfettante per le mani. Credo che nessun bambino si sia lavato le mani tante volte in vita sua come nell’inverno scorso. Speriamo di non aver prodotto una generazione di ipocondriaci! Insomma tutti avevano perso la bussola, in quel periodo nel mio studio ho dovuto far fronte ad ondate di panico e di ipocondria mai viste prima anche da persone che non avevano mai avuto preoccupazioni del genere.

Le informazioni circa il vaccino che avrebbe protetto tutti da questa ormai morte certa erano contrastanti, pubblicamente si diceva di vaccinare tutti ma molti medici, nel privato dei loro studi, davano indicazioni opposte, comunicando quanti pochi fossero stati i controlli sul vaccino proposto. Insomma veramente il caos. Io mi divertivo a fare l’esercizio opposto a quello dei media, facevo la conta dei superstiti e devo dire che ho vinto perché non ho contato un morto almeno nel mio osservatorio.

Ironia a parte credo che sia stato molto pericoloso ed incosciente la campagna di terrore e non di prevenzione che è stata fatta. Le conseguenze per molti soggetti ansiosi sono state tante, dall’aumento di farmaci da assumere, alle regressioni nella terapia, alle limitazioni della funzionalità di vita precedentemente e faticosamente raggiunte oltre ai condizionamenti subiti dai bambini. In quel periodo, a scuola, in alcuni casi, veniva impedito di abbracciarsi e/o di avere contatti con gli altri per evitare il contagio. Al supermercato mentre ero alla cassa, mi è sfuggito un colpo di tosse per poco non si evacuava l’intera struttura. Io credo che questa esperienza ancora una volta debba rappresentare per tutti noi una possibilità di apprendimento per il futuro.

Credo, infatti, che noi psicologi, magari attraverso l’Ordine Nazionale, dovremmo essere interpellati per aiutare i Ministeri o i Media a veicolare con una certa cautela e tenendo conto del funzionamento umano le informazioni nelle situazioni di emergenza e/o di prevenzione.

Un’informazione destinata a prevenire un fenomeno se mal posta o mal diffusa può al contrario attivare il fenomeno invece di evitarlo e questo noi psicologi lo sappiamo bene. Sarebbe stato importante che oltre ai medici e agli opinionisti in televisione o sui giornali fosse stato interpellato anche uno psicologo esperto di comunicazione e di prevenzione dei fenomeni di massa per evitare quello che invece si è verificato vale a dire il panico assoluto. Credo sia compito di noi psicologi per deontologia e mandato professionale tutelare i cittadini italiani da allarmismi e ansie inutili. In futuro, che ci interpellino oppure no l’Ordine Nazionale Degli Psicologi io credo dovrà fare dei comunicati stampa anche autonomi in cui correggere il tiro ed aiutare le persone a tutelarsi nel modo giusto dalle influenze a volte anche dei media. Infatti l’influenza che ci ha messo KO direi che più che H1N1 è stata quella della televisione. Auguri di una buona e pronta guarigione a tutti.

Il direttore Editoriale
Giovanna Celia


“Influenza H1N1: la conta dei superstiti” editoriale “Psicologia Clinica Psicoterapia oggi” periodico trimestrale tecnico-scientifico, on line iscritto al n. 99-2007 registro della stampa Tribunale di Roma, Edizioni Mago, Roma, anno II, N. 1 [ DOWNLOAD PDF ]