Buonasera Dottoressa si parla tanto di violenza domestica nei confronti delle donne, ma del caso opposto chi ne parla? In questi casi, a chi potrebbe rivolgersi lei, lui, la coppia? Spero legga in queste righe la mia volontà o meglio il mio desiderio di autodenuncia…

L.

Caro L la ringrazio per la sua lettera immagino le sia costata molto e mi sento onorata di ricevere da lei una così profonda ed intima fiducia. La violenza, la sopraffazione, la squalifica personale sono sempre da combattere che siano agiti contro donne, uomini, bambini, anziani. Da un po’ di anni e, direi fortunatamente, sono nate importanti associazioni in difese delle donne maltrattate e/o vittime di violenza. Inoltre in questi anno sono state emanate importanti leggi che hanno più seriamente preso in considerazione la violenza sulle donne e sui bambini.   Ritengo questo senza dubbio elemento di civiltà. Per tre anni sono stata attivamente coinvolta in un progetto europeo che si chiama EX-RE-MET (Examining the Rehabilitation Methods of Women Exposed to Domestic Violence at European Level),  finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma LLP .Tra gli obiettivi del progetto quello di esplorare e mettere a confronto i metodi di riabilitazione più efficaci per le donne vittime di violenza domestica applicati nei diversi paesi europei che partecipano  (Romania, Ungheria, Portogallo, Italia, Spagna e Regno Unito). Io e il prof Cozzolino dell’Università di Salerno eravamo i rappresentanti italiani. Un’esperienza importante per conoscere il fenomeno e intervenire nel modo più adeguato su questo importante problema. Io però non credo si debba peccare di discriminazione “al contrario” come se la violenza possa essere solo contro le donne o contro i bambini. Accolgo senza dubbio la sua denuncia e le dico anche che in tanti anni di lavoro mi è capitato diverse volte di raccogliere confidenze sofferte di uomini maltrattati, sottoposti a vessazioni pesanti da parte delle mogli a volte anche dei figli, in alcuni casi anche sottoposti a violenze fisiche. Credo che se sia difficile per una donna chiedere aiuto in questi casi, per un uomo è ancora più difficile, la vergogna, il timore di non essere creduto, l’immagine poco virile che ne deriverebbe sono tra i tanti impedimenti alla denuncia. Dal punto di vista psicoterapeutico le direi di lavorare con l’aiuto di un esperto sulla sua autostima, sull’assertività, sulla capacità di far rispettare i suoi diritti e sottrarsi a chi viola la sua dignità e abusa delle sue fragilità. L’altro diventa un carnefice perché lei è una vittima. Caro L se lei cambia il ruolo designato con molta probabilità, questo cambierà anche per il carnefice.  Rifletta in cuor suo quali sono i motivi che la spingono ad agire il ruolo del vessato? Teme la sua aggressività? Crede che se dice no l’atro non l’amerà? Rifletta la sua passività cosa produce? Forse solo l’aggressività e i maltrattamenti che “denuncia” di subire. Da un punto di vista sociale però proporrei la fondazione per “par condicio” di un telefono BLU, giacché per fortuna ne abbiamo uno rosa per i maltrattamenti alle donne, uno azzurro per quelli ai bambini. Credo davvero debbano nascere delle associazioni in difesa dei maltrattamenti subiti dagli uomini oppure che accolgano tutti i maltrattamenti senza colore e senza sesso perché la violenza è violenza per chiunque la subisca ed è sempre ingiusta.  Un carissimo saluto e ricordi “Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica

P.S. cari lettori non dimenticate di inserire le vostre mail alle lettere non posso pubblicare tutte quelle che mi scrivete a qualcuno risponderò senza pubblicarlo.