Gentile Dottoressa,
come si fa a liberarsi dall’idea di poter essere amati in funzioni di qualità, competenze, caratteristiche particolari e non “senza motivo” e basta, per fortuna, perché all’altro andiamo bene così come siamo?
Capisco che si tratta di un atteggiamento formatosi nell’infanzia, forse a causa di un’educazione esigente da parte dei genitori, ecc. Ma, una volta capito, come si cambia la rotta?
Come si fa a recuperare più fiducia, leggerezza? Basta aver capito o bisogna affrontare anche una terapia? V Grazie.

 

Cara V ogni volta che parliamo d’amore ci riferiamo a un argomento complesso e altissimo allo stesso tempo. Proviamo a seguire insieme un processo di comprensione le chiedo, quanta gente conosce che a suo “parere” è amata? Come codifica l’immagine dell’essere amati, attraverso quali fantasie, immagini, comportamenti? Provi innanzitutto a raccogliere in mente la lista delle persone che associa a questa categoria e dunque alle mie domande. Spero le abbia trovate (anche se non è detto), ok allora proseguiamo, ora le chiedo di pensare a quali sono, secondo lei, le loro qualità, competenze e/o caratteristiche particolari che gli hanno consentito di essere amati. Provi proprio a farne una lista es “è sempre comprensiva, paziente, docile, oppure è forte, sa il fatto suo, è determinata” insomma scomponga mentalmente il risultato dell’essere amata in “micro particelle” di abilità e doti secondo cui raggiungere il risultato: AMORE. E’ riuscita? Che cosa è venuto fuori ? le sue amiche hanno solo buone qualità e competenze straordinarie? Difetti, limiti, spigoli caratteriali no? Come si spiega allora? A questo punto lei mi risponderà “allora è solo una questione di fortuna!” Come già accenna nella sua lettera. Cara V non esistono qualità indiscutibilmente amabili, o un’equazione, di cui rispettando i termini, darà come risultato certo l’amore. Esistono esempi che documentano ampiamente il contrario persone che contro ogni probabilità sono “amate”, giusto per essere paradossale persino Charles Manson, spietato pluriomicida, psicopatico in carcere riceveva lettere d’amore appassionate. Non insegua formule magiche, l’amore va nutrito, coltivato, accolto. Lei si ama? Che cosa fa per dimostrarselo? Come tratta se stessa? Quanto tempo si dedica, con quale attenzione si ascolta e è sensibile ai suoi bisogni? Che gesti carini si riserva. L’amore non va capito con la testa ma nutrito con il cuore. Certamente questo può impararlo da sola se vuole ma se non ci riesce dovrà rivolgersi a qualcuno, la cosa triste è che non tutti i terapeuti sono in grado di aiutarla a fare questo perché tante volte non ci riescono nemmeno loro ad amare, magari possono citarle qualche dotta teoria o passi di testi storici sull’argomento ma non sempre sanno quello che dicono quindi dovrà scegliere con attenzione. Un caro abbraccio e ricordi “chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica