Bongiorno dottoressa
Non sono molto soddisfatta della mia vita, lavoro tanto, ho poco tempo, mi barcameno con la famiglia, la casa, sempre in ritardo e all’ultimo su tutto, anche e soprattutto per la mia disorganizzazione totale. In casa non mi sento capita, mio marito mi vuole bene ma litighiamo spesso, mi critica continuamente e mi accusa di fare altrettanto. Vorrei essere più felice ciò nonostante sono rassegnata a che sia così, del resto credo che i miei siano i problemi di tante donne. Però ogni tanto sento un peso sul petto, una sorta di angoscia, un forte senso di oppressione, come se mi mancasse l’aria.  Mi piacerebbe molto fare terapia per approfondire questo mio stato d’animo ormai sempre più frequente, ma non posso certo permettermi il lusso di avere tempo tutto mio. Cosa mi consiglia?

Cara L. la ringrazio per la sua lettera, è onesta, autentica, diretta e sono sicura che molte donne si possano riconoscere bene nelle sue parole. Credo sia un problema abbastanza comune di essere prese da molte cose, lavoro, famiglia, figli, casa cercando di barcamenarsi alla meno peggio per arrivare a nient’altro che alla fine della giornata o se proprio pensiamo in grande alla fine della settimana. Un tempo non più investito ma consumato. Che cosa sta facendo, esattamente, se lo chiede mai? Per cosa sta spendendo tutte queste energie, per far crescere bene i suoi figli? Per guadagnare denaro? Per salvare la sua vita di coppia? Per cambiarsi la macchina ? Insomma per cosa o per chi vive così? E quello che vuole? Perché dice che vorrebbe essere felice ma allo stesso tempo ormai si è rassegnata. Rassegnata a che cosa? A non essere felice! Non si può rassegnarsi a questo, non si può vivere senza un progetto anche solo a breve termine. Si chieda perché le cose sono diventate così, si chieda se è questo quello che vuole e, soprattutto, si chieda cosa vuole e, una volta che le sarà chiaro, un passo alla volta cerchi di realizzarlo. Non può pensare di vivere senz’aria, con quel senso di oppressione che mi racconta, sperando che anche quello un giorno passi come la sua vita. Quel senso di oppressione è lì a indicarle che, così, non va bene, che qualcosa va cambiato, che ha bisogno di fermarsi e pensare a se stessa. Che sapore vuole che abbia la sua vita? Che colore? Che forma? Si ascolti, decida e agisca. Non può essere un lusso dedicarsi del tempo ma una necessità perché lei è viva e la vita è fatta di tempo è la morte che è atemporale. Anche in un’ottica altruistica se pensa ai suoi figli, o al lavoro o a suo marito non potrà essere davvero di aiuto a nessuno se lei stessa viene meno non crede? Sono pienamente convinta che uno spazio terapeutico le possa essere di grande aiuto e un’ora a settimana per lei non può essere considerato un lusso. Le faccio un grande in bocca a lupo e soprattutto faccio il tifo per lei! Spero di esserle stata utile.

Giovanna Celia
D la Repubblica Blog