Gentile dottoressa,
sono a chiederle una consulenza sul mio”curiculum” affettivo. Equilibrio appunto, il grande assente. Le storie importanti della mia vita sono state tre, una ancora in corso. La prima è fallita perché’ il lui in questione non voleva impegni (no convivenza, no matrimonio, no figli, categorico), lui era presente e mi considerava parte integrante della sua vita ma ognuno a casa sua. Dopo tre anni di “io ti cambierò'” mi sono arresa. La seconda storia è stata con un uomo legato mani e piedi alla mamma, la trattava male e la teneva a distanza affettiva ma di fatto ogni decisione della sua e della nostra vita si prendeva con un summit a tre, anche per la più banale delle decisioni quale l’acquisto del frigorifero di casa nostra, un esempio per tutti. Ho dovuto arrendermi all’indissolubile coppia di fatto con cui mi ero fidanzata.
Ora invece mi ritrovo con un compagno che vive creando continuamente tensioni, ogni cosa nuova è un pericolo, ogni decisione deve passare da strade contorte, il più banale degli inconvenienti non può essere assolutamente affrontato col sorriso.
Ora mi sto chiedendo perché’ mi scelgo sempre compagni che pongono alla relazione dei paletti che non possono essere rimossi in alcun modo. Non c’è mai spazio per evolversi, per migliorare, per arginare le impostazioni della loro vita precedente alla formazione della coppia che si dimostrano invalidanti per un rapporto a due. Ultimamente mi sto dicendo che “La costruzione di un amore spezza le vene delle mani” e che se mi arrendo, pure a questa la prossima sarà diversa ma uguale, che devo sforzarmi di guardare i lati positivi della nostra relazione e di quello che abbiamo costruito insieme (piccole cose comunque). Ma purtroppo mi ritrovo a desiderare di essere libera ogni volta che una semplice uscita al ristorante diventa un’avventura irta di complicazioni.
Sono una donna matura ed economicamente indipendente, anche se sto benissimo da sola, penso che in due la vita sia migliore, ma per ora non è mai stato così. Dove sbaglio?

S.

 

Cara S la parola “curriculum” affettivo la dice lunga su di lei e sul suo schema relazionale. Capisco che lei possa pensare di averla usata per celia ma secondo le mie conoscenze tecniche, nessuna parola è scelta a caso e tradisce sempre qualcosa di profondo dei nostri schemi di funzionamento. Quando parla di paletti, messi nella relazione e inamovibili è sicura che pensa solo a quelli messi dai suoi partner? In tutte e tre le storie raccontate lei è lucida e impietosa su quello che non hanno fatto i suoi fidanzati, ma non ho letto molte riflessioni sui suoi limiti. Ecco questa è una delle cose essenziali che serve ad una relazione per funzionare: la reciprocità. La domanda che ognuno di noi dovrebbe farsi quando sta in coppia è: “ Sono disposta a dare quello che chiedo? ”. Quando incontriamo qualcuno e ce ne innamoriamo, andiamo incontro a un essere umano che, per quanto riteniamo simile, ha un’altra storia, altre esperienze, altri schemi, abitudini, stili ed è sempre un grave errore dimenticare questo e cominciare a chiedere all’altro l’adozione del proprio stile di vita. Le cose non funzionano più, si comincia a sentire pressione, mancanza di libertà, il nostro partner ci fa sentire sbagliati e non accettati. Paradossalmente questo atteggiamento non ci induce all’ascolto delle richieste dell’altro e a sentire la voglia di cambiare ma ci fa chiudere in difesa e ci rende ostili al nostro compagno. Nella coppia non è importante capire chi è giusto e chi è sbagliato chi ha torto o chi ha ragione chi ha gli schemi migliori, quando si fa questo la coppia salta. La vita insieme non deve trasformarsi in una competizione, non vince o perde nessuno. Stare bene insieme ci fa sentire di avere vinto. L’ideale sarebbe maturare nuove modalità insieme ma questo è molto difficile per le persone perché significa mettere in discussione il proprio mondo e imparare altri schemi, in altre parole significa CAMBIARE. Quando vede quelle coppie di anziani che hanno trascorso una vita assieme e sembra abbiano gli stessi tratti, camminano con lo stesso passo, hanno gesti quasi simultanei che sensazione ha? Secondo lei questo accade perché uno dei due ha lasciato che l’altro lo plasmasse a sua immagine e somiglianza o crede che siano cresciuti insieme e rispecchiati l’uno nello sguardo dell’altro con amore, umiltà e impegno? Sono felice che lei sappia stare bene da sola è importante! Ma se imparerà a stare bene con un partner significa che è cresciuta. Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica


P.S. Venerdi 27 maggio alle 18,30 ci sarà la presentazione del mio libro “La psicoterapia strategico-integrata, l’evoluzione dell’intervento clinico breve” presso UTOPIA in via di Santa Maria in via 12.

P.S.2 Per chi mi scrive lettere con domande molto private vi prego di inserire la vostra mail personale.