Psicoterapia e Neuroscienze” editoriale rivista “Psicologia Clinica Psicoterapia oggi” periodico trimestrale tecnico-scientifico, on line

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Gentili colleghi, nello scorso editoriale, ho avuto il piacere di presentarvi la nostra rivista “Psicologia Clinica e Psicoterapia Oggi”,il gruppo di lavoro e la filosofia che la muove. In quell’occasione ho messo l’accento su alcuni nodi critici di quella che credo essere la rappresentazione della disciplina da parte della cosiddetta gente comune. In realtà, mi sconcertava rilevare che, ad un crescere dell’interesse verso la psicologia e la psicoterapia, non ci fosse contemporaneamente un incremento puntuale e corretto di ciò che si intende per percorso terapeutico. Non credo sia improprio affermare che è aumentata la divulgazione della disciplina, ma non la conoscenza della stessa e delle sue applicazioni. La psicologia è popolare, ma non è patrimonio della gente, né vi appartiene.

Ancora oggi, indipendentemente dagli strati sociali e dai livelli culturali, le persone hanno timore di rivolgersi ad uno psicoterapeuta o se lo fanno, non hanno piacere a farlo sapere in giro. Eppure, nessuno mentirebbe a proposito di una visita medica. D’altro canto, perfino coloro che si affidano con fiducia alle cure della psicoterapia,
sanno chiaramente cosa sia e in che cosa consista, tanto da divenire per qualcuno un atto di fede nei confronti del professionista. Questo però attiene a un problema storico della nostra disciplina, vale a dire lo scollamento
dalla ricerca scientifica e ad altre questioni socio-culturali del nostro paese. Il problema di non avere una solida e condivisa base scientifica ha reso sempre molto vulnerabile la psicologia ed in particolare la psicoterapia, rispetto a discipline che avevano una tradizione più solida, la medicina tra tutte.

La psicologia clinica, in particolare è sempre stata tacciata di eccessivo personalismo,creatività, soggettività, di scarsa replicabilità e assenza di metodo. Certamente, ogni approccio ha difeso le sue posizioni. Ogni modello ha cercato di operativizzare delle prassi e dei metodi identificabili con esso, tuttavia riuscendo, a mio parere, soltanto parzialmente nella realizzazione di un processo condiviso ed unitario. E’ antico il dibattito orientato al superamento di una impostazione umanistico filosofica in direzione di una maggiore attendibilità ed evidenza scientifica. In questa prospettiva, vanno inquadrati numerosi passaggi o vere e proprie svolte che nella storia della disciplina, dalle origini ad oggi, si sono succedute. Già negli ultimi decenni del XIX secolo, con il consolidarsi della fisiologia, dell’istologia e dell’anatomia comparata, si diffonde, nella ricerca psicologica europea, un’ atteggiamento sempre più orientato in senso oggettivistico. Il mondo scientifico della fine del secolo XIX può venire considerato come lo scenario complesso ed articolato in cui si impianta una prima grande svolta che la psicologia scientifica conosce nel primo quarto del XX secolo, esemplificata nel modo più radicale dalle tesi dello psicologo statunitense J.B. Watson (1878-1958). Al fine di approdare a procedure di ricerca controllabili e misurabili in senso “oggettivo”, la psicologia muove un passo fondamentale vale a dire l’integrazione con altre discipline ed altri ambiti di ricerca come la fisiologia e la psicologia animale. In sostanza, con il comportamentismo si assume, come premessa teorica generale, la possibilità di raggiungere la spiegazione dei fenomeni psichici di ogni organismo animale, a condizione di eliminare ogni riferimento a concetti non suscettibili di verifica, di abbandonare ogni richiamo introspezionistico e di cercare spiegazione solo sui fenomeni effettivamente osservati. E sempre in questo senso vanno gli sforzi del modello fenomenologico, epistemologicogenetico, cognitivista e cosi via. Insomma, negli anni e con sforzi, di volta in volta, diversi per impostazioni e/o modelli, la psicologia e la psicoterapia hanno cercato di dare una evidenza scientifica a ciò che asserivano e soprattutto agli interventi che mettevano in atto, nonché ai risultati che producevano. Nonostante tutto, non molto tempo fa, psicoterapeuti straordinari come Milton H. Erickson venivano ancora definiti come “stregoni”, così come venivano definiti inspiegabili i loro risultati clinici.

D’altra parte, però a volte gli stessi maestri, non sapevano trasformare in metodo, ciò che era accaduto quasi “magicamente” all’interno del percorso terapeutico, non riuscendo sempre a spiegare o replicare i risultati eccellenti che ottenevano. Ciò che mancava era una integrazione delle conoscenze psicologiche e terapeutiche in particolare, con altre importanti discipline come la biololgia molecolare, la genetica, la fisiologia umana, la biochimica, ecc… che si occupano del funzionamento complessivo dell’uomo e dunque anche del suo livello mentale. In questa direzione, anche noi psicologi-psicoterapeuti dovremmo coltivare una conoscenza più approfondita del funzionamento fisiologico e biologico-genetico dell’individuo, allargando la competenza in campi affini ed esplorando le diverse opportunità di cura che possono essere fornite ai nostri pazienti. Negli ultimi anni, ciò sta già accadendo, attraverso il filone delle neuroscienze, anche se, a mio parere, ancora all’interno di circuiti troppo ristretti. Le neuroscienze e i risultati che stanno ottenendo, rappresentano una svolta storica per tutte le discipline, psicologia compresa. Grazie a studi straordinari condotti in ambito neuroscientifico, siamo oggi in grado di spiegare su base scientifica comportamenti, fenomeni e meccanismi psichici che, come psicologi e psicoterapeuti, abbiamo sempre conosciuto ed utilizzato nel nostro lavoro, senza tuttavia riuscire, se non in modo parziale, a darne ragione, spiegazione ed evidenza scientifica. Come riusciamo a comprendere, in modo immediato e profondo il significato delle azioni degli altri? Come ne afferriamo intenzioni ed emozioni? Per secoli, filosofi, medici e psicologi hanno cercato una possibile risposta. Ma è solo negli ultimi 10-15 anni che è stato individuato il meccanismo neurofisiologico di tali processi: i neuroni specchio. Essi si attivano sia quando compiamo una determinata azione in prima persona, sia quando vediamo qualcun’altro compierla.

I neuroni specchio, ci offrono proprietà straordinarie ed ognuno di noi li possiede, sebbene in forme diverse. Essi sono alla base di molti nostri comportamenti sociali e relazioni. Ad esempio spiegano come un individuo cresciuto con una persona depressa, ne acquisisca espressioni, comportamenti, stati d’animo, pur avendo un patrimonio genetico completamente differente. In sostanza, gli studi sui neuroni specchio stanno trasformando radicalmente il modo di concepire la mente e il comportamento delle persone. Se ciò non bastasse abbiamo gli studi del premio nobel per la biologia Eric Kandel. Le sue ricerche in campo biologico e psicoanalitico rappresentano una svolta nel modo di concepire la neurobiologia, la psichiatria,la psicoanalisi e la psicoterapia. Una delle evidenze scientifiche più rilevanti è che i meccanismi biologici dell’apprendimento e della memoria sono alla base del comportamento umano e di molti suoi disturbi. Eric Kandel rappresenta in sé, l’ integrazione tra psicoterapia e scienza. Laureatosi in medicina all’Università di Harvard, si è specializzato in psichiatria e infine ha fatto una formazione psicoanalitica, con l’intento di occuparsi della cura, da ogni punto di vista, medico, biologico e psicologico. Le sue ricerche sulla base molecolare della plasticità sinaptica del sistema nervoso centrale in rapporto alle funzioni cognitive hanno concorso a comprendere il funzionamento profondo dell’uomo, l’eziologia e la cura di moltissime forme di malessere e disagio.

Altro filone di studi particolarmente promettente in questo senso è quello della genomica psicosociale di Ernest Lawrence Rossi, allievo di Milton H. Erickson, e illustre studioso di ipnosi terapeutica, neuroscienza e psico-biologia. Egli ritiene che la “guarigione psico-fisica” avvenga soprattutto attraverso l’integrazione del corpo e della mente, mediante esperienze significative di memoria e apprendimento attività-dipendente. Tali esperienze possono essere inquadrate in una molteplicità di attività tipiche delle arti della guarigione che vanno dalla Psicoterapia, all’Ipnosi Terapeutica o ad altre esperienze socio-culturali o religiose capaci di sorprenderci e di sconvolgere il normale flusso di coscienza, normalmente impiegato nella soluzione dei nostri problemi. Proprio in relazione a tali esperienze si metterebbero in azione una serie di cascate neuro-fisiologiche in grado di attivare l’espressione di geni, che facilitano la plasticità cerebrale (sinaptogenesi e possibilmente la neurogenesi). L’insight di Rossi è lo studio della guarigione psico-fisica a tutti i livelli, da quello psicologico e neurofisiologico fino ad arrivare a quello molecolare e cellulare, al fine di ottimizzare la cura integrata del corpo e della mente. Le sue teorie sono in fase di sperimentazione, sia in U.S.A., sia in Italia. Sono felice di dirlo, il nostro paese è uno dei primi ad aver avviato già da qualche anno, studi sistematici di genomica psico-sociale in collaborazione con E. L. Rossi. Un gruppo di ricerca internazionale ed interdisciplinare composto da psicologipsicoterapeuti e biologi molecolari dell’Università degli studi di Salerno e da esperti della Fondazione IannottiRossi, stanno lavorando per verificare in che modo l’espressione di geni correlati alla guarigione psico-fisica siano correlati alla psicoterapia e all’ipnosi terapeutica.

In questa sintetica e non esaustiva disamina scientifica, ritrovo gli elementi essenziali di quella che può costituire oggi più che mai, una svolta innovativa e moderna di integrazione fra la psicoterapia e le neuroscienze. Proprio in questa direzione, va letta la possibile crescita della solidità scientifica e culturale della disciplina, una sua maggiore credibilità e soprattutto l’infinita possibilità di aiuto che ogni professionista della cura può apportare al complessivo benessere dell’essere umano. Colleghi, mi congedo rinnovando a tutti noi, l’esortazione a farci penetrare dallo studio dell’umano nel modo più ampio e integrato che ognuno di noi possa concepire.

Giovanna Celia

ANNO 1 – N° 2 – aprile/maggio/giugno 2009