Gentile Dottoressa

ho recentemente saputo che mio figlio, il mio adorato bambino di sette anni é affetto da un tumore rarissimo che non da molte speranze. Per il momento il piccolo sta bene e mi aggrappo come posso alla sua forza. Tra poco inizieranno i vari trattamenti tra chemio e radioterapia che potranno prolungare, speriamo la sua giovane vita. So che sarà dura, sono terapie molto pesanti, so anche che non intendo infliggergli trattamenti disumani solo per prolungare di qualche settimana. Non so come dirlo alle due sorelline, né a lui che per ora non fa domande e mi chiede solo se secondo me va “tutto bene”. Non so assolutamente come fare “dopo”, non mi pare possibile, quello che ci succede é semplicemente inaccettabile. La mia mente respinge ostinatamente questa possibilità. E un dolore lancinante. Accompagnarlo al meglio sì, sopravvivergli no. So di avere altre due bimbe di cui mi dovrò occupare, ma per ora, la disperazione per quello che succede al mio bambino invade tutto lo spazio, e ogni mia notte senza sonno. Ho poco più di quarant’anni e non posso concepire il resto della vita con questo vuoto orribile che sarà sempre presente.

La ringrazio molto se potrà dire una parola anche a me.

P.

 

Cara P. la sua lettera mi ha procurato un tonfo al cuore ! ho impiegato un po’ di tempo affinché l’equilibrio tra ragione e sentimento si ripristinasse e mi restituisse alle mie facoltà e alla mia professione. Mi lasci subito dire che ammiro la lucidità con cui è riuscita a descrivere tutti i passaggi della sua complessa e dolorosa tragedia. E’ stata davvero chiara e consequenziale nei passaggi narrativi, complimenti! Lei sa benissimo quello che “deve” fare ed è molto lucida sui costi e benefici delle cure, cui giustamente sottoporrà suo figlio. Quello che vorrei esplorare con lei è la Speranza, non voglio illuderla ma solo coltivare con lei un sentimento che possa accompagnare ogni suoi passo, e quelli di suo figlio. Innanzitutto ha sentito più pareri sulla correttezza della diagnosi e sul protocollo migliore di cura? Mi sembra troppo categorica e senza chance la prognosi. La medicina non è scienza esatta ma probabilistica e, per quanto ci siano ottimi medici, eccellenti strutture ospedaliere e strumentazioni molto precise l’errore umano è ancora frequente. Lei ha la vicinanza di qualcuno significativo che la sostenga e la contenga ogni giorno, ad es. suo marito, i suoi genitori, dei cari amici? E’ molto importante in questi momenti avere la vicinanza delle persone care e sentire amore intorno a voi. Credo che gradualmente debba rappresentare a suo figlio e alle sorelline che dovete affrontare insieme, come famiglia, un momento importante che dovrà vedervi tutti uniti. Descriva loro le visite e le prove che il fratellino dovrà affrontare, lo faccia attraverso una narrazione che a tratti sarà anche fiabesca e avventurosa, vi aiuterà ad affrontare le tante prove cui sarete sottoposti. Inventi in quest’avventura dei simboli e dei codici con cui solo voi vi capirete quando sarete in ospedale o con i medici o nelle sale di attesa, qualcosa che vi unisca sempre come famiglia che vi faccia sentire “Voi” e che anche nei momenti dolorosi o fisicamente difficili vi mantenga con la fantasia nell’avventura e con il cuore nella speranza di vincere il “nemico”. Sognare, fantasticare, sperare, confidare in qualcosa o in qualcuno sono le armi con cui noi esseri umani possiamo sopravvivere e avvolte vincere la brutalità della realtà, la tragicità degli eventi che attraversano le nostre vite. L’unica preghiera che le faccio è che, per quanto ne sarà tentata, forse addirittura ossessionata, non si chieda perché a lei, o perché proprio a suo figlio, sono domande senza risposta che rischiano solo di farla “impazzire” e sentire ancora più impotente, angosciata e sola più di quanto già non si senta. Purtroppo centinaia di migliaia di persone sono nella sua condizione e questo non può e non è una consolazione ma la verità. Combatta quest’avventura metta il cappello da pirata, la fascia nera sull’occhio destro e superi tutte le avversità. Probabilmente dovrà rivedere la sua vita, i tempi, gli impegni, il lavoro, se può dedichi tutto il suo tempo a suo figlio e alla sua famiglia con speranza, amore e tanta tanta forza. Io cara P. qualche parola gliel’ho scritta, così come lei mi ha chiesto, ma io per prima ne sento la limitatezza, a volte le parole non bastano, sarei felice di conoscerla, di abbracciarla e trasmetterle la mia vicinanza. Mi scriva indicandomi la sua mail e qualche riferimento biografico in più. Nel frattempo la ringrazio di avermi coinvolto nella sua vita con questa lettera spero di essere stata all’altezza del “regalo” che mi ha fatto, in caso contrario, la prego di accettare le mie scuse per la mia innocente limitatezza. Le auguro con tutte le mie forze di  veder salvo il suo “Peter pan”.

Un caro e lungo abbraccio

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica