Dottoressa buongiorno scrivo per avere un consiglio. Convivo da 6 anni e ho con il mio compagno un bimbo di 3 anni, ma vivo la mia casa e la mia maternità come una galera, sento continuamente il bisogno di evadere. Devo interpretare questo mio desiderio di stare sola come un segno della fine di un rapporto o come una scarsa attitudine a essere madre?

Cara G. la ringrazio per la questione che pone e per il coraggio che ha nel mettere in discussione la sua attitudine alla maternità. Credo che non sia facile, discutere questo tema, specie nella nostra cultura.Avrei tante domande da porle come ad esempio se lavora o no, quanti anni ha, se ha scelto di avere un bambino o è stato un “caso”, se il suo compagno la aiuta nella gestione di vostro figlio, quali spazi ha conservato per se stessa? Insomma sarebbe utile capire se lei a questa maternità è giunta dopo una certa maturazione e il soddisfacimento delle tappe precedenti. Non ho la possibilità di conoscere le risposte e quindi le risponderò in base alle poche notizie a disposizione. Lei parla di un compagno quindi non è sposata ed è andata in crisi dopo un figlio sentendosi oppressa in trappola, come dice Lei in galera. Mi sembra chiaro che lei ha paura dei legami, ha bisogno di sentire di poter stare ma anche di andare se vuole. Se questo è possibile con un compagno con cui ci si è impegnati, ma senza “contratto” con un figlio non si può fare, è un impegno irreversibile. Questo secondo me ha acuito la sua paura facendola sentire incastrata. Infatti, mette praticamente tutto in discussione! Il rapporto con il suo compagno e la maternità. Sarebbe importante che lei riflettesse su cosa la fa sentire libera e cosa in galera, sulla sua storia familiare, su come ha vissuto i rapporti con le sue figure di riferimento (madre e padre) e su quanto si senta veramente emancipata dalla sua famiglia d’origine. E’ evidente che lei vive il legame come limitazione della libertà, è sicura che si senta meglio da sola? Allo stesso tempo però se lei sente queste cose, ha le sue “ragioni” e credo che debba partire con l’accettarle senza giudizi di valore per poi approfondire la causa dei suoi sentimenti. Se sente di evadere, lo faccia, esprima al suo compagno il bisogno, in questo periodo, di prendersi più spazio per se. Insomma si avvicini all’uscita di sicurezza e capirà se aveva solo bisogno di sapere che c’era o se davvero vuole usarla per uscire. Vedrà che comprenderà i suoi dubbi e li dissiperà magari godendo di più le cose che ha costruito intorno a sé, spero di esserle stata utile e in bocca a lupo.

 

Giovanna Celia
D la Repubblica Blog