Buongiorno, è giusto secondo lei che due persone stiano insieme solo per non “traumatizzare” i figli per un’eventuale separazione? S.

Cara S. le confesso che la sua domanda mi ha spinto ad una profonda riflessione teorica, clinica e personale e quindi la ringrazio molto. Sono stata colpita, non solo per il tipo di questione che mi pone, ma anche per le parole con cui mi pone questo quesito. Lei mi chiede se è “giusto”. Naturalmente credo sia difficile stabilire ciò che è giusto, ma capisco che la sua domanda è formulata così per il senso di responsabilità che sente come genitore. Probabilmente cerca di non sbagliare e di fare la cosa migliore per il bene dei suoi figli. La separazione è un’esperienza dolorosa per i genitori e per i figli. E’ un lutto, una frattura, uno strappo forte nella vita. Una separazione presuppone anche molti cambiamenti: due case, due stanze, turni di incontro, una programmazione diversa delle attività della settimana, ma soprattutto costringe a pensare alla scissione e alla frammentazione dell’amore e della vita più che alla sua interezza ed integrazione. Che tutto questo sia difficile e doloroso credo sia innegabile ma che sia necessariamente un trauma non è detto. Dipende da come avviene il tutto, dal modo in cui le figure genitoriali preparano se stessi e i figli a questo passaggio. Non so qual è l’età dei suoi figli e quanti ne ha. Non so neanche come mai pensa di separarsi da suo marito, quale sia lo stato reale della sua coppia, se abbia tentato di affrontare i problemi coniugali in qualche modo, se ha chiesto aiuto a un terapeuta di coppia. Questo perché se è vero che la separazione è dolorosa e destabilizzante, lo è anche vivere in una famiglia infelice, conflittuale, caotica,  sofferente, congelata, insomma in una famiglia apparentemente integra, ma sostanzialmente separata. Nella mia esperienza clinica, ho potuto costatare che in terapia vanno sia persone che hanno vissuto, con dolore, la separazione dei genitori sia persone che hanno patito, tutta la vita, il difficile rapporto dei propri genitori. Quello che veramente può essere “traumatico” è vivere in condizioni confuse, poco chiare, come se si fosse “insieme”, senza esserlo, come se ci si amasse, ma senza farlo. Come genitori, quello che possiamo offrire ai nostri figli non è una vita perfetta, anche perché pur volendo non ci riusciremmo, ma modelli educativi solidi, credibili e reali. Se anche non ci si ama più, è importante mostrare ai nostri figli che per restare insieme bisogna amarsi ed essere una famiglia, non il contrario. Se anche non ci si rispetta più, è importante far capire ai nostri figli che questa condizione non è accettabile. Se non ci si sacrifica l’uno per l’altro, è importante insegnare ai nostri figli che questo distrugge i legami, non il contrario. Altrimenti il rischio è che trascorrano la loro infanzia in una finzione e che da grandi non sappiano scegliere, né strutturare situazioni affettive e familiari migliori di quella vissuta. Insomma se i suoi figli dovessero ispirarsi a voi come modello d’amore e di famiglia, lei sente di dare l’esempio “giusto”? Credo che il vero trauma sia credere che tutto sia vero quando non lo è. A suggello di quanto scritto, le racconto un aneddoto personale. Mentre scrivevo la risposta al suo quesito, è venuta nello studio mia figlia di otto anni che ha letto la sua richiesta e mi ha detto: “Mamma posso dirti cosa ne penso io?” naturalmente le ho risposto di si e lei ha detto, cito testualmente : “Io non credo che debbano decidere i figli se i genitori devono o no stare insieme, non tocca a loro questa scelta, io credo che i figli possono soffrire se i genitori si lasciano ma anche che se i genitori non si amano i figli soffrono lo stesso” credo possa esserle utile anche il punto di vista di un figlio. Spero di esserle stata d’aiuto, in bocca a lupo.

Giovanna Celia – D la Repubblica Blog