Gentile dottoressa, desidero che lei, che di storie di separazioni ne conoscerà tante, mi dica la verità. La maggior parte delle donne che non ha più un marito è destinata a cercare un uomo per il resto della sua vita, finché stanca e delusa non avrà più voglia di farlo? Io riconosco in me e in altre amiche nella mia stessa condizione la continua tensione verso l’incontro fortunato, quello con uomo che vorrà rimanerci accanto fino alla fine. È chiaro che ognuno ha un proprio modo di affrontare tutto questo: c’è chi rincorre un compagno che nemmeno si riconosce tale, accontentandosi di poco, c’è chi si destreggia tra più possibilità per paura di perdere quella migliore, c’è chi non si aspetta più nulla e sembra godersela. Io dal mio canto devo ammettere che ho già un paio di volte tentato e sperato di avere un amore; ho addirittura pensato che per me sarebbe stato più facile, solo perché nei rapporti, quelli veri, ancora ci credo. E così ho messo da parte anche aspetti della personalità di chi mi è capitato di conoscere, che la mia razionalità e il mio istinto non approvavano del tutto. Forse già per questo non erano grandi amori.  Comunque sia ho sofferto moltissimo e ho capito che in tanto dolore c’è il rifiuto della solitudine e la paura di imparare a stare sola. Non mi dica che “chi sta bene con se stessa sta bene anche da sola”. Per quanto io sia una donna autonoma, che non chiede aiuto a nessuno, e che non ha bisogno di circondarsi sempre degli altri, io non voglio stare sola. Probabilmente non ho costruito la mia vita pensando a una solitudine affettiva che due figli meravigliosi, come tutti i figli di questo mondo, non  riescono comunque  a colmare. Giorni fa per strada ho incontrato una collega anziana separata da tanti anni, la quale mi ha detto: – Io do tanto ai miei figli e ai miei nipoti ma a volte anch’io vorrei le coccole”.  Mi ha fatto molta tenerezza, sono certa che si riferisse alla mancanza di un uomo. Le scrivo questa lettera in gran segreto perché non vorrei mai che qualcuno sapesse come mi sento, che io, proprio io, cerco un uomo. Quella della separata è per certi versi una condizione un po’ umiliante.  Infine le confesso che non solo mi spaventa l’idea di spegnermi sentimentalmente e di non gioire più di certe cose belle da condividere, ma anche la triste consapevolezza che la vita intanto passa e questo mio stato d’insoddisfazione distoglie l’attenzione da altre cose forse più  interessanti e più  importanti. Insomma temo che oltre a non incontrare un compagno, io mi stia perdendo qualcos’altro  della vita  in questa speranzosa ricerca.

P.

Cara P.  quale importante sollecitazione quella alla VERITÀ, magari conoscerla! Quello che posso prometterle e che le dirò quanto l’esperienza clinica e i miei studi mi hanno indotto a pensare, le basta? Prima di risponderle le suggerisco sul tema, una consulenza pubblicata qualche mese fa “morire dentro o allearsi”. Ci sono tante importanti sollecitazioni nella sua lettera, spero di riuscire a coglierle tutte. Una donna non necessariamente deve scegliere tra il cercare all’infinito un amore o rassegnarsi alla sua assenza, è una visione troppo categorica, troppo bianco/ nero, tradisce un’eccessiva razionalità. Il suo riferimento all’incontro fortunato mi fa pensare ad una lotteria, se poi vincere, significa avere un uomo che sia disposto a starle accanto, mi sembra si sottovaluti e abbia bisogno di un’infusione di autostima. Lei un paio di volte ha tentato di avere un amore o di dare amore? Non si tratta di comportarsi nel modo giusto affinché si guadagni la possibilità di essere amata, non è una questione di merito, o di sacrificio. Probabilmente la fine del suo matrimonio le ha fatto perdere di vista il significato profondo dell’amore, in cui bisogna sì essere disposti a riceverlo ma anche a darlo. Non si tratta di controllare reazioni e/o abitudini, rinunciare a se stessi per avere qualcuno al nostro fianco. L’amore è qualcosa di più alto, profondo, complesso, rischioso. Senza dubbio le persone che hanno vissuto il naufragio di un matrimonio e/o di una convivenza sono ferite, traumatizzate, spesso diffidenti e preoccupate di non essere giuste, di essere sbagliate, di avere fallito. Smettono di credere nell’amore, ammesso che prima ci credessero.  Certamente non le dirò che ognuno di noi basta a se stesso, quello dell’amore e della cura è un bisogno fondamentale degli esseri umani. Però il fatto che lei parli della condizione di separata come umiliante mi colpisce, perché tradisce un senso di vergogna, d’inadeguatezza e questo non la aiuta. Se una persona ha vissuto la fine di un matrimonio, che in altri termini significa la fine di un sogno, di un progetto, di un investimento e pensa di essere sbagliata per questo e cerca una seconda chance, lo spirito con cui la cercherà non è ininfluente sul risultato. Se cammina guardando la strada con il terrore di cadere cosa crede che accadrà, o riuscirà a non cadere ma non si godrà la strada e/ o le persone che incontrerà, oppure si distrarrà con la certezza che le costerà una brutta caduta. Cara P. per fortuna che lei decida, di spegnersi o no, di mollare o cercare, l’amore non avverte, può arrivare o meno suo malgrado. Non tutto passa dalla volontà e/o coscienza e questo è una croce e una delizia, un bene e un male. C’è un imponderabile che, se arriva ad accettare della vita, la renderà saggia e avveduta. A volte bisogna sapere fare “il morto a galla”, confidare in se stessi, nella vita, in un equilibrio cosmico o semplicemente nella corrente e farsi trasportare per un po’ riposando i muscoli e godendosi il viaggio. Io le auguro tutto l’amore che sarà in grado di dare e di ricevere. Un abbraccio e ricordi “Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza”.

Dott.ssa Giovanna Celia
Psicologia – Blog di Repubblica